Il passato non perdona: l’ex Bifulco condanna il Carpi, Campobasso vola 2-0

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Serviva una risposta, prima ancora che alla classifica, al percorso e alla credibilità del progetto. Il Campobasso l’ha fornita con una prova piena, autorevole, senza sbavature: il 2-0 sul Carpi è una vittoria che nasce dalla testa prima che dalle gambe, figlia di una superiorità tecnica e tattica mai realmente messa in discussione. I tre punti proiettano i rossoblù al quinto posto con 30 punti (32 virtuali senza penalizzazione), ma soprattutto raccontano di una squadra che ha ormai assunto una precisa identità competitiva.

Il primo tempo è un compendio del calcio di Luciano Zauri. Intensità alta, recupero feroce sulle seconde palle, verticalizzazioni immediate: il Carpi viene progressivamente soffocato nella propria metà campo, privato di tempi e linee di passaggio. Il piano è chiaro sin dal calcio d’inizio: aggredire la costruzione avversaria, forzare l’errore e colpire con rapidità. In questo spartito tattico si esalta Alfredo Bifulco, autentico catalizzatore offensivo. Prima il palo che fa tremare lo stadio, poi il gol che rompe l’equilibrio con una giocata di classe pura: destro all’incrocio, gesto tecnico che fotografa un momento di assoluta grazia.

Il vantaggio, per quanto meritato, sta persino stretto al Campobasso. La squadra costruisce con continuità, rifinisce con lucidità e sfiora più volte il raddoppio, soprattutto con Gargiulo, fermato in due occasioni dal legno. La fluidità del sistema passa dal lavoro incessante delle mezzali e degli esterni: Pierno e Martina accompagnano ogni transizione con intelligenza, garantendo ampiezza e profondità senza mai sbilanciare la struttura. In mezzo al campo Brunet e Gargiulo schermano, recuperano e rilanciano; sulla trequarti Gala e Bifulco alternano estro e disciplina, fantasia e senso della misura.

Il Carpi prova a restare dentro la partita, ma paga limiti ormai evidenti. La manovra è ordinata fino alla trequarti, ma negli ultimi metri si spegne: mancano profondità, tempi d’inserimento e peso specifico negli ultimi sedici metri. Le scelte di Cassani nella ripresa – assetto più offensivo e cambi mirati – rappresentano un tentativo coerente di riaprire il match, ma non incidono sull’inerzia complessiva.

L’unico vero segnale biancorosso arriva da Puletto, che entra con personalità e dinamismo, trova anche la via del gol prima che un fallo precedente ne annulli la validità, e costringe la difesa rossoblù a qualche attenzione in più. È però un lampo isolato, insufficiente per incrinare il controllo del Campobasso.

Nella ripresa i padroni di casa mostrano un’ulteriore qualità: la gestione. Pur fallendo alcune occasioni – prima con Sarr, poi ancora con Bifulco – la squadra non perde compattezza, abbassa i ritmi quando serve, sporca le seconde palle e impedisce al Carpi di trovare continuità nello sviluppo. Il 2-0, a undici minuti dal termine, è la naturale conseguenza di una supremazia costante. Ancora Bifulco, ancora decisivo: doppietta personale, standing ovation e uscita dal campo che lo consacra uomo simbolo di una domenica perfetta.

Il finale racconta due traiettorie opposte. Da un lato un Campobasso solido, consapevole, capace di vincere con l’intensità ma anche con la lettura dei momenti. Dall’altro un Carpi che incassa una sconfitta pesante ma non priva di spunti: la base tecnica c’è, alcune individualità anche, ma per competere davvero serviranno maggiore cattiveria negli ultimi metri e soluzioni offensive più strutturate.

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