Petardo su Audero, il boato che gela lo Zini: il responsabile perde tre dita, Inter verso la stangata

Un botto secco, innaturale, che spezza il ritmo della partita e congela lo stadio. Dal fumo denso che si alza sull’area della Cremonese emerge una figura vestita di giallo, distesa a terra come colpita da qualcosa che non dovrebbe mai entrare in un campo di calcio. Emil Audero si porta la mano all’orecchio, stordito, incredulo. È appena iniziato il secondo tempo quando sullo Zini cala un silenzio che sa di paura.
Il petardo è piovuto dal settore occupato dai tifosi dell’Inter. L’onda d’urto ha colpito il portiere, che resta a terra per lunghi istanti. Corrono tutti: compagni, avversari, arbitro. Dimarco, Lautaro, Baschirotto. Anche Cristian Chivu si avvicina, per sincerarsi delle condizioni di Audero e provare a placare una curva ormai fuori controllo. C’è chi scuote la testa, incapace di trovare una spiegazione a un gesto che non appartiene allo sport.
Il pensiero corre veloce: partita sospesa, risultato ribaltato, un epilogo che va oltre il campo. Ma Audero si rialza. Ha una ferita alla coscia, l’orecchio che rimbomba, ma non chiede il cambio. Decide di restare, di difendere la porta fino all’ultimo minuto. Una scelta che parla di orgoglio e stile, indipendentemente dal suo recente passato in nerazzurro. La classe, anche sotto shock, resta tale.
Diversa la storia di chi quel petardo lo ha lanciato. Le forze dell’ordine hanno individuato il responsabile: un “cane sciolto” che, maneggiando un secondo ordigno, si è gravemente ferito, perdendo tre dita. È ricoverato in ospedale e sarà arrestato. Una domenica che non ha smesso di essere tesa nemmeno lontano dallo stadio, con momenti di caos anche alla stazione di Cremona, tra ultras e forze dell’ordine.
Sul fronte sportivo, il comportamento di Audero evita il peggio: la gara non viene sospesa e il risultato di 0-2 sarà omologato. Ma per l’Inter le conseguenze non mancheranno. Scatterà una multa molto salata, secondo il principio della responsabilità oggettiva, e sono attesi provvedimenti duri per la tifoseria. Non solo il possibile blocco delle trasferte: sul tavolo del giudice sportivo c’è anche l’ipotesi più severa, la chiusura della Curva Nord di San Siro per una o più partite.
Resta l’eco di quel boato, fuori luogo e fuori tempo. Un rumore che non dovrebbe mai appartenere al calcio.
