Rinascita Napoli, sogno Bologna: Conte e Italiano, due strade verso la Supercoppa

Sono passati 43 giorni dal pomeriggio che ha cambiato la stagione del Napoli. La sconfitta di Bologna (2-0), forse la più pesante dell’anno, arrivò accompagnata da una frase destinata a lasciare il segno: «Non ho voglia di accompagnare un morto». Da lì, Antonio Conte ha voltato pagina. Nuovo assetto tattico, nuove certezze, nuova mentalità.
Dopo quella battuta d’arresto – e le insolite giornate di riposo concesse durante la sosta – i campioni d’Italia hanno cambiato pelle. Cinque vittorie consecutive, poi il doppio stop con Sporting e Udinese, quindi la ripartenza autoritaria contro il Milan. Ora il cerchio si chiude proprio contro il Bologna, nella notte che assegna la Supercoppa Italiana. Una finale che Conte vive con la fame di chi è abituato a vincere, ma non alza un trofeo dal 2018: «Alla fine delle finali ci si ricorda solo chi vince. L’ho detto ai miei giocatori».
Il Napoli arriva all’appuntamento forte di un’identità ritrovata. Il 3-4-3, diventato all’occorrenza 3-4-2-1 dopo il ko del Dall’Ara e l’infortunio di Anguissa, ha dato equilibrio e ferocia: squadra compatta, centrocampo più solido, attacco letale in campo aperto. Un sistema che si chiude come un pugno e si apre con violenza nelle ripartenze, affidate alla velocità di Neres e Hojlund. Un assetto pensato anche per fronteggiare un Bologna che gioca sempre in avanti.
Conte non fa sconti sul piano mentale: «Se il Bologna dovesse avere più fame di noi, sarebbe colpa nostra. Possono alzare la Coppa solo dimostrando di essere migliori in campo, non per cattiveria e desiderio. Quelle dobbiamo almeno pareggiarle». Un messaggio che sembra rivolto tanto ai suoi quanto agli avversari. Il tecnico dovrebbe confermare l’undici che ha eliminato il Milan, con la spinta sulle fasce di Politano e Spinazzola, decisivo in semifinale anche per la rapidità nel ricompattare la linea a cinque.
Dall’altra parte c’è un Bologna che sogna e non si nasconde. La Supercoppa, lì a pochi metri, luccica nei suoi 77 centimetri d’argento. Vincenzo Italiano non la tocca – scaramanzia – ma lo sguardo tradisce l’obiettivo. Dopo la Coppa Italia alzata a maggio all’Olimpico contro il Milan, il tecnico rossoblù vuole completare l’opera: «Le finali non si giocano, si vincono. Dobbiamo andare a testa alta, senza rimpianti».
Italiano valuta le ultime scelte: Dallinga potrebbe partire titolare, con Immobile pronto a entrare, soprattutto se la gara dovesse trascinarsi fino ai rigori, come contro l’Inter. In porta fiducia a Ravaglia, protagonista nella semifinale. Sulla destra, vista l’assenza di Bernardeschi (clavicola fratturata), scalpita Orsolini, il cui mancino può diventare una delle chiavi della partita contro la fascia sinistra azzurra.
Il divario economico è evidente – 500 milioni il valore della rosa del Napoli contro i 270 del Bologna – ma non spaventa una squadra che ha già dimostrato di saper colmare i gap con gioco e coraggio. «Conte è un vincente, il Napoli è fortissimo. Noi non possiamo sbagliare nulla se vogliamo regalare un’altra notte storica alla nostra gente», ammette Italiano, che punta a emulare Arpad Weisz, ultimo allenatore rossoblù capace di vincere due trofei nello stesso anno.
A spingere il Bologna c’è una città intera. Tifosi pronti a spendere cifre importanti pur di essere a Riad, dove sugli spalti ci sarà anche Roberto Baggio. «La sua presenza ci ha dato qualcosa in più nella finale di Coppa Italia – sorride Italiano – speriamo succeda di nuovo». Leggeri, spensierati, senza timori reverenziali: così il Bologna proverà a sfidare il Napoli di Conte. Perché le finali, alla fine, non ammettono mezze misure.
