Sette fuoriclasse, un’unica leggenda. Il calcio italiano è pronto a brillare nel magico evento: “La Notte delle Stelle”

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Nel grande romanzo del calcio italiano, ci sono nomi che restano impressi non solo per i trofei alzati, ma per il modo in cui hanno interpretato il gioco. Uomini che hanno segnato epoche, dettato stili e infiammato curve. Da chi ha fatto grande la Serie A, a chi ha lasciato il segno anche all’estero, saranno sette le stelle protagoniste dell’imperdibile evento di calcio e solidarietà: “La Notte delle Stelle” organizzato da Nardone eventi, in programma giovedì 4 settembre 2025, alle ore 20:15, presso il PalaMaggetti di Roseto degli Abruzzi.

Una serata speciale, all’insegna del calcio e della beneficenza, che vedrà scendere in campo grandi campioni che hanno scritto la storia di questo sport come Emerson F. Da Rosa, D. Maicon, B. Giordano, S. Dalla Bona, A. Di Chiara, A. Altobelli e A. Cabrini.

La manifestazione ha un obiettivo nobile: una parte del ricavato sarà interamente devoluta al progetto nazionale di prevenzione cardiovascolare “Banca del Cuore” della “Fondazione per il tuo cuore”, contribuendo così a una causa di vitale importanza.

I biglietti sono disponibili a partire da €10. È possibile acquistarli direttamente sul sito web e presso i punti vendita indicati. Per facilitare l’acquisto, è anche possibile inquadrare il codice QR presente sulla locandina.

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Conosciamo meglio i 7 protagonisti

Alberto Di Chiara – Il fluidificante elegante

Nato a Roma, cresciuto nel settore giovanile giallorosso, Alberto Di Chiara sembrava destinato a una carriera da ala offensiva. E in effetti lo fu… almeno all’inizio. Ma la svolta arrivò con un’intuizione: arretrarlo sulla linea difensiva, trasformandolo in un terzino sinistro moderno. Lì, Di Chiara divenne devastante.

Con la maglia della Fiorentina prima e soprattutto del Parma poi, fu protagonista di una delle squadre più spettacolari degli anni ’90. In gialloblù collezionò 199 presenze, contribuendo alla storica vittoria della Coppa Italia (1991-92), della Coppa delle Coppe (1992-93) e della Supercoppa UEFA (1993). Fu anche nella rosa che alzò la Coppa UEFA (1994-95). In totale ha giocato oltre 400 partite da professionista, con un piede sinistro sempre ispirato e una corsa mai banale.

Samuele Dalla Bona – La promessa d’oltremanica

Sembrava l’inizio di un sogno: un ragazzo italiano che, a soli 17 anni, lascia l’Atalanta per volare al Chelsea, in una Premier League ancora lontana dalla globalizzazione attuale. Samuele Dalla Bona si fa largo tra i giganti, colleziona 55 presenze e diventa una colonna del centrocampo dei Blues a cavallo tra il 1999 e il 2002.

Il ritorno in Italia con il Milan prometteva grandi cose, ma qualcosa si inceppò. Prestiti a Bologna, Lecce, Sampdoria, Napoli, poi un lento declino. Eppure, Dalla Bona resta un simbolo di quel calcio di transizione tra fine anni ’90 e inizio 2000, quando l’Italia esportava anche giovani. In carriera, ha totalizzato 189 presenze tra club e 18 gol, vincendo una Champions League (2002-03) con il Milan, pur da comprimario.

Emerson – Il “Puma” che danzava in mezzo al campo

Non servono molte parole per presentarlo: Emerson Ferreira da Rosa, per tutti “Il Puma”, era la sintesi perfetta tra potenza e intelligenza tattica. Arrivato alla Roma nel 2000, fu il motore del centrocampo che vinse lo Scudetto con Capello. In giallorosso collezionò 105 presenze e 13 gol, portando muscoli e visione di gioco.

Poi il passaggio alla Juventus – 67 partite, due scudetti poi revocati – prima di calcare i palcoscenici di Real Madrid e Milan. Un campione universale, con 73 presenze e una Copa América vinta con il Brasile. Non vinse il Mondiale del 2002 solo per un incredibile infortunio… in allenamento. Uno dei più forti centrocampisti della sua epoca, capace di dominare in ogni angolo del mondo.

Maicon – Il treno brasiliano dell’Inter

Quando arrivò all’Inter nel 2006, sembrava solo uno dei tanti acquisti stranieri. Ma Maicon Douglas Sisenando si rivelò presto qualcosa di più: un mostro fisico, una freccia sulla fascia destra, un terzino capace di decidere le partite.

Con i nerazzurri giocò 248 partite, segnò 20 gol, vinse quattro Scudetti, due Coppe Italia, una Champions League, un Mondiale per Club e la Supercoppa Italiana. Fu l’anima atletica del Triplete del 2010, probabilmente il miglior terzino al mondo in quegli anni. Dopo l’Inter, un passaggio al Manchester City e alla Roma, prima di chiudere romanticamente in Serie D col Sona. Un campione vero, che ha reso offensivo il ruolo di terzino come pochi altri nella storia.

Antonio Cabrini – Il principe della fascia

Per molti, Antonio Cabrini fu il primo “terzino di sinistra moderno”. Bello, elegante, tecnicamente sopraffino, fu ben più che un difensore: era un’ala aggiunta, un riferimento anche per i compagni.

Con la Juventus ha vinto tutto: 6 Scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe, Supercoppa UEFA, Coppa Intercontinentale. Con 440 presenze in bianconero e 73 in Nazionale, è ancora oggi il difensore italiano più prolifico con 9 gol in azzurro. Fu anche campione del mondo nel 1982, formando con Scirea e Gentile una delle difese più temute di sempre.

Alessandro Altobelli – Lo Spillo che bucava le reti

Alessandro “Spillo” Altobelli era tutto ciò che ci si aspetta da un attaccante italiano: cinico, continuo, istintivo. Con la maglia dell’Inter, tra il 1977 e il 1988, segnò 128 gol in Serie A in 317 presenze, portando a casa uno Scudetto (1980) e due Coppe Italia.

Con l’Italia fu protagonista del Mondiale vinto nel 1982: segnò addirittura in finale contro la Germania Ovest. In Nazionale mise insieme 61 presenze e 25 gol, cifra che ancora oggi lo piazza tra i migliori bomber azzurri di sempre. Dopo l’Inter, una breve esperienza alla Juventus e la chiusura a Brescia.

Bruno Giordano – L’arte del gol a passo di samba

Per molti tifosi della Lazio, è stato il miglior attaccante mai visto con l’aquila sul petto. Bruno Giordano, romano e romanista di nascita, ma laziale d’adozione, fu l’erede naturale di Chinaglia. Tecnico, rapido, dotato di un sinistro micidiale, segnò 86 gol in 203 presenze con la Lazio, nonostante una carriera spesso interrotta da squalifiche e infortuni.

Passò poi al Napoli, dove formò un trio indimenticabile con Maradona e Careca, conquistando uno Scudetto e una Coppa Italia nel 1987. Totale in carriera: 377 presenze e 129 gol. In Nazionale, appena 13 gettoni, un bottino magro per un talento così puro. Ma per chi lo ha visto giocare, Bruno resta indimenticabile.

Sette nomi, sette storie. Un solo comune denominatore: l’Italia del calcio.

Da Maicon che dominava le notti europee, a Cabrini che le inventò quelle notti. Da Giordano e Altobelli che accendevano gli stadi con le loro reti, a Emerson che li governava da regista silenzioso. Passando per le promesse mancate, come Dalla Bona, e gli eroi sottovalutati come Di Chiara.

Sono loro i protagonisti di un calcio che ha cambiato pelle, ma non anima. Perché il talento, quello vero, resiste al tempo. E nel cuore dei tifosi, non ha mai smesso di giocare.

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